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22 Maggio 2019
la storia
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Ricordi scritti da nostri Avisini ........
Una piccola premessa. Non è stato facile raccogliere notizie su questa nostra storia cinquantennale. l´avisino è schivo di natura, uomo di fatti e non di parole. Abbiamo scartabellato così in mezzo al materiale scritto in nostro possesso e quanto segue è frutto di questo lavoro. Queste righe non hanno la pretesa di essere la storia dell´AVIS di Vaprio e Pozzo: non ce ne voglia nessuno per l´incompletezza delle informazioni; non si voleva escludere nessuno ..... sono tracce di ricordi.

Nei ricordi di Andrea Manzotti e Pirotta G. Luigi emerge come la richiesta di aiuto venisse lanciata nel 1948 dall´ospedale di Vaprio d´Adda, in quanto c´era bisogno di sangue:

´... Il dottor Mario Aglíati ne parla con il primo donatore, Carlo borsa, già iscritto a Milano con la tessera n. 3608. Non lo dimenticheremo mai: era la Fine del 1948 quando si cominciò a parlare e, all´inizio del ´49, ecco il primo gruppetto"".

i nomi che si affacciano nel ricordi sono quelli dei dottori Colombo e Di Natale che, rispettivamente in Vaprio e Canonica, anche in case private, assistono alle prime trasfusioni. Quei primi passi portano agli avisini di Vaprio ad effettuarne altre negli ospedali: di Vaprio, Cassano, Gorgonzola. fino a Monza e a Sondalo.

Ancora una noto, su questi albori, nelle parole di Andrea e G. Luigi: "Caro dott. Agliatí ci sembra ancora di vederlo, con quell´aggeggio che aspirava e poi iniettava il sangue nell´ammalato. A volte, di notte, dopo che noi avevamo dato il nostro quantitatívo, ci diceva di aspettare un momento, di non andare via, perchè, se per caso non fosse arrivato l´altro donatore, avrebbe dovuto prendercene ancora un po´ .

la vitalità di questa nostra sezione, una delle prime nate in provincia di Milano, è testimonianza dai resoconti delle numerose iniziative promosse, riportate fedelmente dalla carissima signora lrene Rapelici, moglie dell´indimenticabile presidente Sangolli Rino, tra le pagine dei giornale ESSE O ESSE.

Tra le consuetudini piacevoli si annoverano le gite annuali: ecco il resoconto di una di esse. Era il 1953:

"Domenica 20 settembre la sezione A. V I. S. di Vaprio d"Adda ha effettuato l´abítuale gita annuale. Molti i presenti Fra i volontari, Familiari e soci sostenitori. Presente pure e gradito accompagnatore il prof. Dott. Mario Agliati, amato e stimato presidente della sezione stessa.I gitanti, Fra allegri canti e motti spiritosi, hanno raggiunto il Ghisallo, e quindi Pian di Rancio dove un lauto banchetto li aspettava. Accolti dall´ammirazione e dalla cordialità dei proprietari del ristorante hanno fatto onore ai buoni cibi loro preparati.Sul Ghisallo movimento di macchine e folla di gente accorsa per festeggiare i ciclisti piemontesi che portavano la Fiaccola alla Madonna loro buona protettrIce.Per associazione di idee ho pensato ad un´altra Fiaccola bella, grande, splendente fatta tutta d´amore che gli avisini lassù radunati avevano deposta, non nell´umile chiesetta alpina, ma nel grande tempio del dolore, silenziosamente, generosamente, senza ali di popolo acclamante.

I tifosi Volontari hanno potuto ammirare all´interno dei tempio le biciclette offerte da Coppi, Bartali e Magni per l´erigenda casa di riposo del ciclista.Nel pomeriggio visita a Bellagio e quindi sosta a Lecco, da dove, a malincuore, han dovuto prendere la via del ritorno. Portavano però nell´animo la serenità di una giornata vissuta in spensieratezza ed allegria.

E´ chiaro che la vitalità della sezione AVIS non si misura solo nelle gite: dagli inizi degli anni ´50 ai primi anni ´60 il numero degli avisini è raddoppiato, anche se si mantiene costante il totale dei litri di sangue donato perchè nuova è la quantità media di sangue per ogni donatore (il boom dei numero delle donazioni in ospedale si avrà negli anni ´68/´75 grazie al contributo dei donatori ´occasionali´).E´ comunque un crescendo di adesioni alla sezione AVIS, che diventa sempre più una presenza importante sul nostro territorio. Ma torniamo al 1953. C´è un episodio riportato nel giornale sopra citato, a firma sempre della signora Rapella, molto significativo:

"Da Vaprio d´Adda - Il giorno 3 ottobre 1953 nella sua abitazione in Vaprio d´Addo la signora Pezzi Dina già madre di tre bimbi in tenera età, cinque, tre, due anni, dava alla luce la sua quarta creatura. A un´ora dal parto però, quando giù tutto sembrava felicemente risolto, e quando anche il medico curante sta- va allontanandosi, l´ammalata aveva un improvviso collasso per subentrato emorragia. li medico, conscio della gravità dei caso, predisponeva per I"immediato ricovero della Pezzi, avvertendo nel contempo in ospedale di preparare in luogo dei donatori di sangue. Infatti ali"arrivo della puerpera già due volontari erano ad attenderla portati sul posto dalla tempestività di un medico e di un industriale. Una trasfusione veniva immediatamente praticata all´ammalata a cui ne seguiva, durante l´intera giornata, una seconda, una terza, una quarta. La Pezzi, nonostante le trasfusioni, però, continuava a peggiorare. Già i suoi occhi erano velati dalla morte, già il suo respiro si era Fatto rantolo. Già il sacerdote, entrato in sala operatoria, aveva detto le preghiere dei moribondi, e la disperazione era sui volti di tutti, quando il chirurgo tentava un´altra trasfusione. Si iniziava da questo momento la lotta trepida accanita del chirurgo e dei suoi assistenti per strappare I´ammalato alla morte. Fuori della sala operatoria erano i sette donatori accorsi alla chiamata, in attesa. Chi ha detto che i donatori del sangue danno senza chiedere? I volontari donatori di sangue, Fuori dalla porto di quella sala operatoria, chiedevano incessantemente un premio, lo volevano in diritto di quel sangue che dalle loro vene era passato in quelle della moítura; in diritto di quel sangue che dava ai medici la possibilità di contenderla alla morte. Chiedevano una ricompensa che gli uomini erano impotenti a dare, chiedevano a Dio la vita di quella giovane mamma morente, per poterla restituire, soddisfatti del bene compiuto, ai quattro piccoli e ai familiari in lacrime. E verso sera Dio concesse loro quanto chiedevano perchè vano non fosse il gesto di cristiana fraternità...´

Se questo è lo spirito che anima i donatori, l´AVIS è destinata a superare tutte le difficoltà. Fa parte inoltre della nostra storia un altro significativo momento che ha vissuto la nostra sezione: l´inaugurazione dei nuovo labaro. Era il 1954.

In un"atmosfera di caldo e sereno entusiasmo che neppure l"inclemenza del tempo con la sua persistente pioggia riuscì a smorzare, il 16 Giugno si è svolta l´annuale festa della nostra sezione che nell´occasione inaugurava il nuovo laboro. Al completo gli avisini locali si erano radunati in sede agli ordini del loro amatissimo presidente dott. Mario Agliati, accompagnati dal numeroso gruppo dei soci sostenitori, in numeri di ben 250. Il corteo, preceduto dal locale corpo musicale, si recava al monumento ai Caduti per deporvi una corona d´alloro. li parroco, molto rev. do don Antonio Moletta, circondato anche da molta cittadinanza. procedeva alla benedizione dei IC,boro; madrina la gentile signora duchessa Melzí d´Eril. Particolare degno di nota: il nuovo labaro recante ricamato sul davanti in grande il distintivo dell´A VIS, sfoggiava sul retro anche il distintivo dei soci sostenitori. Così ben voluto agli avisini in ringraziamento del sincero, caldo, entusiastico appoggio dei loro simpatizzanti, così hanno desiderato i sostenitori a conferma della loro appartenenza alla grande Famiglia e a dimostrazione della loro ammirazione per l´o- pera e per i donatori. Dopo la S. Messa, durante la quale il Parroco ha avuto parole toccanti per i volontari, riunione nel locale teatro-cinema per la relazione annuale ..................... fra scroscianti entusiastici battimani la gentile madrina duchessa Melzi d´Eril appuntava sul petto del volontario Borsa Carlo la prima medaglia d"oro della sezione ...............´

Ricordare momenti particolari, così emotivamente toccanti, non fa certamente dimentica- re o perdere di vista la sostanza dell´impegno dell´avisino, che è fatta di quotidianità, di silenzio, di tante anonime donazioni e dei dono di qualcosa di sé fondato sul gratuito e sul discreto. Ma è pure necessario, a volte, vivere forti momenti associativi, ed uno in particolare si carica di tale ricchezza. Siamo nel 1955, c´è la festa sociale dei donatori, ci sono i soliti discorsi introduttivi, di saluto, di relazioni ufficiali e di ringraziamento da parte delle autorità. C´è la premiazione con le medaglie d´argento e di bronzo. E c´è pure una sottolineatura:

E´ consuetudine nostra, in occasione di questa cerimonia, per un gesto gentile di avvicinamento fra i benefattori, far salire sul palco la persona più beneficiata dell´anno, cioè quella il cui male ha richiesto il maggior numero di donazioni, anche perchè la gente tocchi con mano i risultati meravigliosi e miracolosi della donazione del sangue... quest´anno una più grande soddisfazione era negli occhi di noi donatori, una più grande gioia era nei nostri cuori, perchè sul palco non era una mamma madre di pochi figli... ma vi era salito il pastore di molte anime... Quando da quel palco, magro e pallido ancora per la recente malattia don Attilio Crespi volle ringraziare quelli che erano accorsi ci portargli il dono del loro sangue, quando ci promise le sue preghiere per ripagarci del dono ricevuto, avremmo voluto gridargli dal fondo dei cuore: "Non ci ringrazi, don Attilio,... ma preghi per noi... perchè il nostro sia solo gesto di cristiano solidarietà, perchè non sia incrinato da basse tentazioni di lucri o di ricompense che avvilirebbero il gesto stesso, preghi perchè compiuto nel nome di Dio il nostro dono sia seme di opere buone e di sante imitazioni....

Sono trascorsi quindi molti anni, si sono avvicendati responsabili associativi, rinnovati consigli, cambiati i volti delle persone, ingrigiti (o imbiancati) i capelli, ma identico è rimasto l´entusiasmo. Si è festeggiato il decennio (era il 17 maggio 1959) e tutti gli altri anniversari. Possiamo ora disporre di specchietti riassuntivi, di cifre che testimoniano un movimento in espansione. I volumetti che hanno accompagnato questi nostri anniversari ci riportano molti ricordi e ci fanno riflettere su come siamo cambiati, in diretta proporzione con l´evoluzione in campo medico e tecnologico.

E la nostra vita è trascorsa senza grossi intoppi: tanti fatti sono successi e sarebbe lungo elencarli tutti. Alcuni però sono particolarmente significativi. Verso la fine degli anni ´60 e gli inizi degli anni ´70, sotto la presidenza dell´amico Alberto Pozzi, è stato bandito, con successo, un concorso intitolato al compianto Rino Sangalli sul tema dell´AVIS per le classi IV e V elementari e le tre classi delle Medie. Contemporaneamente si dava vita alla... "befana" per i figli degli avisini compresi fra i tre e i dieci anni, con distribuzione di pacchi dono. Il 20 maggio 1 972 è stato inaugurato il monumento agli avisini di Vaprio d´Adda ed anche il gruppo AVIS di Pozzo ha ricordato i compagni defunti con un monumento inaugurato il 24 aprile 1983. Nel frattempo, nel 1979, l´attenzione agli altri e, soprattutto, ai più sofferenti spinge alcuni avisini ad affiancare un gruppo AIDO alla sezione AVIS. Il gruppo aveva giù avviato la procedura di legalizzazione, avendo messo insieme una trentina circa di persone vapriesi iscritte presso altri gruppi quando una diciottenne di Vaprio, Franca Pirotta, perdeva la vita in un incidente stradale. I genitori " ... straziati dal dolore, acconsentirono a donare i reni della loro figlia a due persone in dialisi da anni, dando così a Franca la possibilità di compiere un ultimo gesto gratuito e di continuare a vivere ancora di più nel ricordo di tutti...

Circa un mese dopo, alla sua memoria, venne inaugurato il gruppo AIDO di Vaprio d´Adda che, sull´onda dell´emozione suscitata dalla scomparsa di una ragazza così conosciuta per il suo impegno e la sua giovialità, vide l´adesione di numerose persone. Negli anni seguenti si sono effettuate due altre donazioni: di cornee da parte della compianta maestra Maria Puricelli e di reni da parte di un´altra diciottenne Rosaria Oriandi, anch´essa vivace presenza nella nostra comunità e tragicamente scomparsa in un incidente stradale nel 1983. Alla fine degli anni ottanta, il caro amico Andrea Manzotti viene insignito dell´onorificenza di Cavaliere dell´Ordine ´al Merito della Repubblica Italiana ed in suo ricordo, viene istituito un concorso nazionale di poesia sul tema dell´amore e della solidarietà, che ha giù avuto due edizioni con lusinghiero riscontro in fatto di partecipazioni, numerose e da varie regioni d´Italia, e di attestazioni, quali quelle della Presidenza della Repubblica e dell´Arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Maria Martini.



























































































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